martedì 21 ottobre 2014

soccorso alla popolazione colpita dall’alluvione




Capita che le disgrazie si abbattano su chi ha scarso potere; non bisogna decidere in modo conclusivo e aver la volontà di mettere a disposizione parte del proprio tempo; molto bene se parte del servizio civile nazionale fosse impiegato nello svolgimento delle operazioni di soccorso alla popolazione colpita dall’alluvione. Il nostro servizio civile fu onorato in egual modo dal pronto soccorso, senza che vi fosse alluvione alcuna. Cordiali saluti. Pasqualino Ruiu







23/10/2014

Il pronto soccorso certo non si può improvvisare, per sottoporsi a un incarico così delicato è necessario aver (prima  del susseguirsi rapido degli eventi) conseguito il brevetto di soccorritore, agire sull’ambulanza non è come immettersi su una corsia preferenziale, l’imprevisto prevede un comportamento educato alla calma e adeguatezza. È arido il gesto di compilare un curriculum vitae, con dati che entusiasmano facilmente i giovani, ma che non sanno effettivamente quali siano concretamente le “fasi accessorie” di determinati ruoli. La scelta del servizio civile, non poteva essere una fase accessoria di una carriera o un atto di scaltrezza anche perché se si svolgeva il servizio civile equivaleva non poter fare concorsi in enti o per corpi militari dove è previsto l’uso dell’arma; inoltre nessun punteggio nei concorsi pubblici, anche se nominalmente chiamato “milite assolto” con congedo rilasciato dalla caserma. Nei limiti di un periodo (dodici mesi), percepivo la paga mensile di lire 186.000  circa, il cui corrispettivo oggi sarebbe euro 96.061 (appena sufficienti per i viaggi di andata e ritorno dalla Sardegna alla Toscana per le licenze, era necessario l’aiuto economico dei miei genitori). Svolgevo pronto soccorso tutti i giorni su ambulanza o trasporto malati con auto medica. Trasportavo all’ospedale i dializzati per due volte alla settimana con trasporto successivo, dopo la dialisi, presso l’abitazione. Trasportavo biopsie per diagnosi, presso il dipartimento; trasportavo sacche di sangue e provette per analisi per tutti i dipartimenti dell’azienda ospedaliera. Eseguivo servizio sociale (saltuariamente, per via dei turni, una volta la settimana) con accompagnamento alle terme, farmacie o istituti, per persone anziane non autonome nella deambulazione. Servizio di pronto soccorso su autostrada (il mio primo intervento è stato servizio di pronto soccorso per incidente su autostrada, di notte); trasferimenti da un ospedale a un altro di pazienti barellati e non barellati; trasferimenti da casa all’ospedale e viceversa di pazienti barellati; trasporto di malati sottoposti a cure intensive di chemioterapia e radioterapia. Non tanto ovvia la destinazione, credo che il pronto soccorso sia una delle destinazioni più faticose; ne esistono altre meno impegnative. Non credo di aver richiesto qualcosa di meno faticoso, tant’è che all’atto di scelta della destinazione avevo fatto la domanda per assistere malati nell’istituto per ciechi e se non fosse stato possibile, una destinazione coerente ai miei studi nel museo di Napoli. La fedeltà a un ideale di lealtà verso il prossimo, ha significato in modo tangibile, l’osservanza di un impegno, dove ciò che è stato causa di soddisfazione e ha caratterizzato il mio servizio civile, è stato evitare la perdita di molte vite umane. Cordiali saluti. Pasqualino Ruiu






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