domenica 13 settembre 2015

Scuola, giovani, adulti e bullismo.




12/02/2014

La valutazione degli allievi consapevolizza i valutati.

La prima cosa indispensabile per insegnare è un maestro, la seconda un allievo capace.

Un vero maestro non si deve circondare di soli allievi capaci.

L’insegnamento deve nascere da alti valori fondamentali, per far diventare gli allievi, non soltanto dei capaci discenti, ma soprattutto dei veri uomini e vere donne.

Il bullismo è anche sopraffazione verbale ed è sempre diretto verso le persone.



In caso di atti di bullismo è necessario cercare di capire l’aggressore, in quanto, spesso il comportamento è radicato in condizioni di vita dove l’educazione famigliare e l’insegnamento non sono arrivati a formare un uomo o una donna sicuro/a delle proprie capacità intellettive, a loro volta strettamente collegate, in quanto condizionate anche dal bombardamento ormonale, in età puberale, alla propria sessualità. Non si frequenta l’educazione sulla sessualità nelle scuole, perciò è da considerare che il bullismo, nasca anche da una cattiva interpretazione corporea delle prime esperienze sessuali, perché spesso le prime esperienze, che sono attuate in giovane età, possono essere di genere promiscuo, caratterizzate da assenza di affettività, sperimentate frettolosamente e senza alcuna maturità. Le esperienze di carattere sessuale, sono recepite dal/dalla giovane come un rafforzativo della propria personalità e viste nei soggetti disposti al gruppo, come segni di presenza collaborativa nel gruppo accogliente, giacché tali esperienze sono ritenute uniformanti; per cui si tende a escludere chi non ha le stesse esperienze. D’altra parte, poiché tali esperienze, sarebbero sperimentate prima degli altri, assumerebbero carattere discriminante; in altri termini si crea la situazione paradossale, per cui, alcune persone sarebbero discriminate dai bullisti, con appellativi o giudizi ingiuriosi o richiami a situazioni che evocherebbero gli stessi atti legati alla sessualità dei bullisti. Al contempo, tali atti fungerebbero come accrescitivo del proprio ego, che si rifletterebbe in comportamento destabilizzante e di sopraffazione verso giovani e adulti, nonché scorretto e privo di riflessione verso persone mancanti delle stesse esperienze. Attraverso la stessa evoluzione, il comportamento, negli adulti, sarebbe perpetuato e diretto a neutralizzare l’aspetto esteriore del prossimo (fisicamente) e a destabilizzare gli altri da un punto di vista psicologico. È necessario non dimenticare che, in chi ha subito atti di bullismo, si possa verificare, per eccesso di legittima difesa, la trasformazione delle azioni subite in azioni di aggressione verso i simili, in situazioni anche di status paritario, atti di bullismo a loro volta espletati consapevolmente per trarne beneficio situazionale (i soggetti sono considerati addestrati da situazioni vissute) o per necessità di evacuare situazioni subite. Cordiali saluti Lino Ruiu

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